AF · 1988/023 Cherubini
viola
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Description
Lo strumento entra a far parte della collezione dopo la stesura del catalogo del 1911, nel quale non compare; termine ante quem è invece il 1943, quando la viola è elencata tra gli strumenti affidati alla R. Soprintendenza alle Gallerie e Musei di Firenze per essere messi al riparo dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Sul fondo dello strumento è incollata un'etichetta che però non appartiene allo strumento; sembra infatti moderna, stampata a inchiostro nero su carta invecchiata con colla, e riporta il seguente testo: «Matteo Minozzi fece / in Bologna 17»; al posto delle ultime due cifre della data si trova una macchia. La viola non presenta peculiarità della scuola bolognese settecentesca, ma piuttosto tratti riconducibili alla liuteria dell'Italia meridionale del primo Novecento, caratterizzata da buona lavorazione e funzionalità senza grande cura per i particolari estetici. A questo tipo di produzione rimandano in particolare il modello del riccio, la composizione della vernice ed i filetti in faggio.